Settembre, inizia la Scuola:
mandiamo a Casa l'analfabetismo
Tra pochi giorni in Italia i bambini e i ragazzi rientreranno a scuola, inizieranno per la prima volta o riprenderanno le lezioni.
Anche in Africa a settembre riapriranno le scuole - laddove queste esistono, e soprattutto per i bambini "più fortunati", provenienti da famiglie benestanti, o sostenuti a distanza da donatori e progetti di ONG, come COOPI.
In Italia e nel Nord del mondo, andare a scuola significa iniziare o proseguire un percorso scolastico di medio-lungo periodo, conforme a "un'educazione che deve essere gratuita e obbligatoria almeno ai livelli elementari" (principio num. 7 della Dichiarazione dei Diritti del Bambino, proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1959, ratificato nell'art. 28 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, 1989).
Per un bambino africano andare a scuola vuol dire nell'immediato evitare di andare al lavoro, e nel contempo avere migliori prospettive di impiego per il proprio futuro, come del resto accade in tutti gli altri Paesi. Ma in Africa e nel Sud del mondo, la scuola più che mai cerca di tutelare i bambini introducendoli per esempio a corrette pratiche d'igiene e alimentazione, fornendo loro conoscenze su come riconoscere mine antiuomo e su come prevenire l'AIDS e, attraverso un'educazione alla pace, trasmette strumenti civili per la risoluzione dei conflitti.
A livello cognitivo, spesso in Africa la scuola è l'unico attore sociale in grado di stimolare i bambini ad avere una mente più sveglia e a poter gestir meglio anche le semplici attività manuali, come per esempio il lavoro nei campi.
A livello socio-economico, i bambini che hanno portato a termine la formazione primaria diventano in futuro uomini alfabetizzati; ciò permette loro di approfittare delle opportunità di impiego e dei guadagni, di negoziare meglio l'utilizzo delle risorse in famiglia (per es. saper leggere e scrivere vuol dire saper trattar meglio la vendita di merci o della propria forza-lavoro, o acquistare in modo più consapevole), oltre che partecipare coscientemente alla vita sociale e politica di un Paese, muovendosi con maggior autonomia, sia nella sfera privata che in quella pubblica.
Oggi, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale per l'Istruzione - che si celebrerà il prossimo 8 settembre, sono oltre 70 milioni i bambini che non frequentano la scuola, mentre gli adulti analfabeti sono almeno dieci volte tanto (770 milioni nel mondo). Visti questi numeri, aiutare un bambino ad andare a scuola significa anche sostenere in futuro la sua famiglia.
Con l'Adozione a distanza puoi farlo; ecco i progetti legati all'istruzione appoggiati da COOPI:
Rep. Centrafricana
Scuola di Bouchia: la scuola del villaggio di Bouchia è stata costruita da un ex-soldato locale di ritorno dalla Francia con l'obiettivo di assicurare l'insegnamento primario a tutti i bambini del villaggio di Bouchia e delle comunità limitrofe.
Uganda
Scuola di Kampala - Progetto "ragazzi": la scuola "non formale" di Kampala oltre ad accogliere bambini vulnerabili privi di risorse economiche per frequentare le scuole pubbliche, forma ragazzi che hanno più di 16 anni.
Etiopia
IHA-UDP CBISDO di Addis Abeba: l'organizzazione lavora a sostegno dei "più poveri tra i poveri" di Addis Abeba. I bambini ospitati nei tre centri ricevono formazione scolastica e due pasti al giorno.
Per ogni bambino che va a scuola, "torna a casa" un futuro uomo analfabeta...!
5 settembre 2007
