Combattere la mortalità infantile attraverso l'adozione a distanza
Nel mondo sono oltre 10 milioni i decessi infantili che avvengono ogni anno, di cui la maggior parte è dovuta a infezioni respiratorie acute, dissenteria, morbillo e malaria.
Il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni in assoluto più elevato si registra in Sierra Leone, con 282 bambini su 1.000 che muoiono entro i primi 5 anni di vita.
Molte di queste malattie possono essere prevenute con interventi molto semplici da applicare, tramite vaccini, zanzariere, misure igieniche e altre forme di profilassi, che però spesso rimangono ignote o troppo costose per larghi strati della popolazione nei paesi economicamente arretrati.
In Etiopia per esempio, la malaria è responsabile della morte di oltre 5 milioni di bambini all'anno. In realtà, guardando gli indicatori economici, si scopre una precisa correlazione fra miseria e malattie: infatti, con un PNL pro capite di soli 160 dollari, l'Etiopia è fra i paesi economicamente più deboli, dove solo un quarto delle famiglie ha accesso all'acqua potabile e solo il 6% ha accesso a servizi igienici adeguati.
La carenza di servizi sanitari di base è rafforzata dalla mancanza di informazioni. Spesso le comunità e le famiglie ignorano l'importanza vitale delle vaccinazioni, poiché le persone non sanno seguire le indicazioni di un operatore sanitario o non sanno leggere le istruzioni di un farmaco. Ciò accade frequentemente in Repubblica Centrafricana, dove solo il 43% dei bambini in età scolare frequenta o è iscritto ad una scuola primaria. Per fronteggiare queste forme d'ignoranza sanitaria si rivela quindi fondamentale sostenere l'istruzione, e in primis quella delle donne, che saranno anche le future madri.
Considerando le cause di mortalità infantile, non possono infine non essere menzionate le devastanti conseguenze dei conflitti armati sulla salute psico-fisica dell'infanzia. Gli spostamenti di massa, la convivenza forzata nei campi profughi, l'interruzione dei servizi sanitari di base e dei rifornimenti alimentari, sono tutti fattori che hanno segnato profondamente il futuro di molti bambini, in particolare in quei paesi sconvolti da conflitti interni quali Colombia, Rep. Dem. Congo e Uganda, dove molti ragazzi sono stati coinvolti direttamente come schiavi o arruolati come soldati.
COOPI – Cooperazione Internazionale interviene con diversi progetti per combattere la mortalità infantile, lavorando sulle cause, quali la povertà, la malnutrizione, la mancanza di assistenza sanitaria, acqua pulita, istruzione, ecc, anche attraverso l'adozione a distanza. Un modo efficace per realizzare interventi mirati che hanno una ricaduta positiva, non solo sul bambino, ma anche su tutta la sua comunità. Purtroppo però, per la grave situazione in cui versano, non sempre si riesce a salvare tutti i bambini da una fine precoce.
Può capitare che un bambino destinatario del progetto di Adozione a distanza possa morire per malattia, nonostante l'intervento che viene portato avanti.
In questo caso il partner locale che è responsabile delle attività del bambino/a nel progetto avverte tempestivamente l'operatore di COOPI nel Paese, che raccoglie tutte le informazioni possibili su quanto accaduto e sulle ragioni della morte. A volte è la famiglia stessa a scrivere una lettera indirizzata al sostenitore. In ogni caso, le informazioni vengono trasmesse prima alla sede di COOPI Milano, che si occupa di comunicare la notizia al sostenitore nel più breve tempo possibile. Con il sostenitore si valuta la possibilità di proseguire il sostegno con un nuovo bambino che necessita aiuto, dello stesso o di un altro progetto.
In questo caso, se il sostenitore lo desidera può scrivere una lettera alla famiglia del bambino.
28 febbraio 2007
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Nel Sud del mondo 150 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, 6000 ogni giorno contraggono l'HIV/AIDS, oltre 120 milioni non possono andare a scuola e migliaia sono vittime di sfruttamento o violenze. Questa situazione può cambiare, attraverso l'impegno di ciascuno di noi.
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COOPI ha partecipato alla trasmissione di Raffaella Carrà
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