Di ritorno dal Senegal,
Sabrina racconta la storia della piccola Timera
Timera aveva sette anni quando fece un incidente in macchina che le procurò una brutta ferita al braccio. Le cure ricevute all'ospedale furono la causa di una grave infezione con una piaga molto dolorosa che si riapriva in continuazione. La bimba dovette passare diversi anni con questo terribile dolore senza poter utilizzare il braccio, finché qualche mese fa, grazie ad Asedeb e ai fondi garantiti da COOPI tramite i sostenitori a distanza, fu possibile l'operazione. Il braccino di Timera è stato amputato, la bimba non soffre più e presto riceverà una protesi che le permetterà di fare una vita normale, andare a scuola e giocare come gli altri bambini e senza vergognarsi.

Ho incontrato Timera durante la mia missione in Senegal, di qualche settimana fa. Di storie come la sua ce ne sarebbero tante da raccontare perché sono tanti i bambini che beneficiano del progetto Asedeb, rivolto ai portatori di handicap a Dakar. Grazie al sostegno a distanza, hanno ricevuto cure e protesi che hanno totalmente cambiato la loro vita.
E' stato davvero emozionante andare a trovare le famiglie di questi bambini, che mi hanno sempre accolto con estrema gratitudine e ospitalità.
Sono tutte famiglie molto povere, che non avrebbero mai avuto i mezzi per rispondere ai bisogni dei propri figli. Non solo quelli medici, naturalmente. Grazie al sostegno a distanza, oggi questi bambini possono anche andare a scuola: Asedeb ha ottenuto la loro iscrizione gratuita e ha organizzato un servizio di trasporto che va a prendere i bambini al mattino e li riporta a casa finita la scuola.
Un'altra attività che ha aiutato molto le famiglie è stata la sensibilizzazione, rivolta sia ai genitori sia alla società. In Senegal, infatti, come nella maggior parte dei paesi africani, l'handicap è visto come una maledizione e una vergogna e, per questo, chi nasce con handicap è spesso tenuto nascosto e relegato dalla società.
Grazie agli incontri di sensibilizzazione e alle speciali apparecchiature che abbiamo costruito per permettere anche ai bambini colpiti da immunodeficienza motoria e cerebrale di reggersi in piedi o di stare seduti, è stato fatto un grande passo verso l'inserimento dei bambini nella società e l'accettazione da parte della famiglia.
Oggi i bambini sostenuti a distanza sono 90 ma sono ancora tanti quelli che ancora attendono il nostro aiuto. Per questo lancio un appello a tutti coloro che desiderano fare qualcosa di concreto per questi bambini che non solo vivono in famiglie estremamente povere e bisognose ma sono anche portatori di handicap e quindi soggetti a emarginazione e solitudine oltre che urgentemente bisognosi di cure mediche.
Chi vuole sostenere un bambino a distanza può farlo subito, contattando le mie colleghe Diana e Claudia al numero 023085057 o sostegnoadistanza@coopi.org o compilando ora il modulo di adesione sul nostro sito www.adottareadistanza.org


