Pace in Uganda, Marco racconta la ricostruzione


L'Uganda, paese coinvolto in una sanguinosa guerra civile durata oltre 20 anni, sembra prossima agli accordi di pace. Marco Ferloni, responsabile degli interventi di COOPI nel Paese, descrive il clima che si respira e soprattutto gli effetti della pace sulla popolazione e sugli interventi delle organizzazioni umanitarie, che si inseriranno nel piano governativo di ricostruzione e punteranno soprattutto a sostenere il rientro degli sfollati nei loro villaggi.


"Nonostante la pace non sia stata ancora formalmente siglata, nel paese si respira un'atmosfera di sempre maggiore sicurezza e di stabilità grazie alla sospensione degli attacchi da parte dei ribelli - racconta Marco Ferloni (nella foto a lato).
"La gente, piano piano, inizia a lasciare i campi dove aveva trovato ospitalità per rientrare nei propri villaggi e riprendere possesso delle proprie abitazioni. Nella zona centrale del Paese ormai quasi tutte le famiglie hanno abbandonato i campi, mentre a Nord, la zona maggiormente colpita dal conflitto, il fenomeno è più lento e graduale".

Nonostante questo apparente ritorno alla normalità, la guerra ha avuto effetti devastanti sul Paese, soprattutto dal punto di vista demografico-sociale, e difficilmente si potrà tornare alla situazione antecedente il 1986, quando iniziò il conflitto. "Molti ugandesi- racconta per esempio Marco - sono nati e vissuti nei campi (che sono dei veri e propri villaggi, anche se molto più affollati) e sono abituati a vivere in situazioni supportate dagli aiuti internazionali. Sarà molto difficile per loro lasciare questo contesto, è probabile che molti di questi "campi-villaggio" rimarranno e che la gente vi si stabilirà definitivamente."

In questo momento, quindi, tutta l'attenzione degli interventi umanitari è rivolta al rientro della popolazione nei propri villaggi di origine. Tuttavia, gli interventi umanitari devono sempre inserirsi all'interno dei piani di Governo pertanto, per poter entrare più concretamente in azione, tutti sono in attesa che parta il piano pluriennale di ricostruzione, che è già stato presentato dal Governo ma che sarà avviato solo con il nuovo anno finanziario che inzia nel mese di luglio.

Naturalmente, la guerra ha avuto gravi conseguenze anche sul sistema scolastico, anche se in maniera diversa a seconda della zona, come spiega Marco: "Nel centro-sud, che non è stato colpito dalla guerra ed è popolato dal gruppo etnico attualmente al governo, la situazione non è grave e in linea di massima l'istruzione primaria è garantita a tutti i bambini. Non è cosė al Nord, dove i continui attacchi da parte dei ribelli non hanno permesso di garantire le lezioni e hanno causato la distruzione di molte scuole. Qui sono pertanto urgenti sia interventi di costruzione delle infrastrutture sia azioni sul sistema scolastico. La situazione dell'istruzione è gravissima anche nella zona Est del Paese, dove vive una popolazione composta da pastori semi nomadi, armati e poco sensibili all'importanza dell'istruzione."

In tale situazione, gli obiettivi di COOPI in Uganda sono volti, nella zona settentrionale, alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte dalla guerra ma soprattutto a garantire assistenza alle vittime di violenza o di abusi sessuali e domestici.
Nella capitale Kampala, invece, continuiamo a portare avanti il nostro intervento a favore dei bambini e dei ragazzi volto soprattutto a garantire loro l'accesso all'istruzione: un'opportunità per loro di superare le condizioni di estrema povertà in cui vivono da diverse generazioni. Si tratta di un intervento estremamente importante che realizziamo in collaborazione con organizzazioni locali e grazie al contributo prezioso di numerose famiglie italiane che hanno scelto di sostenere a distanza un bambino dello slum o del centro di accoglienza gestito da missionari.

Oggi, i bambini che attendono ancora di essere adottati a distanza sono 74 e confidiamo di trovare al più presto altrettante famiglie italiane che possano sostenere la loro crescita.
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7 maggio 2008