Quando l'Adozione è "componibile"..!
"Mia figlia quest'anno va in prima elementare e la maestra ha iniziato a spiegarle gli insiemi. Quando le č stato chiesto di disegnare l'insieme della sua famiglia lei non ha disegnato un insieme di 4 persone ma di 7, includendo anche i 3 fratellini adottati a distanza". Patrizia, del gruppo Ikea di Porta di Roma.
Unirsi per adottare un bambino a distanza è un'ottima soluzione per aiutare un bambino e la sua famiglia anche quando l'impegno economico di 300 euro all'anno risulta essere troppo oneroso.
E' il caso dei dipendenti Ikea di Porta di Roma (a lato nella foto) che hanno adottato a distanza una bambina senegalese e dopo un anno una bimba della Repubblica Centrafricana. Dunque Ikea come sinonimo di cucine, mobili e, da oggi, anche di adozioni a distanza... "componibili".
E ancora in Sicilia un altro gruppo - composto da 35 persone, tra amici e conoscenti - ha adottato a distanza 7 bambini.
Patrizia L. e Mimma I. si sono occupate di organizzare e portare a buon fine le Adozioni a distanza per i rispettivi gruppi romani e siciliani. Nelle due interviste che seguono ci raccontano anche le loro Emozioni.
Partiamo da Patrizia L., portavoce dei colleghi di Ikea, per saperne di più su questa particolare iniziativa.
Come è nata l'idea di unirvi per fare una adozione?
Sono stata io a proporre l'iniziativa al mio responsabile, 2 anni fa. Da tempo io e mio marito pensavamo all'adozione a distanza ma eravamo scettici sulla reale destinazione dei fondi. Poi, la trasmissione Amore condotta da Raffaella Carrà, andata in onda sulla RAI, ci ha rassicurati: il fatto che l'iniziativa fosse sostenuta dal Segretariato sociale ci ha garantito che si trattasse di una cosa seria. E così io e mio marito abbiamo adottato una bambina. Successivamente ho pensato che poteva essere una buona idea proporre la stessa cosa ai miei colleghi: il costo di un'adozione può risultare troppo impegnativo per molti, ma unirsi in gruppo avrebbe permesso di fare un gesto così importante anche a chi non riesce ad affrontare la spesa. E così ho appeso in bacheca un elenco di associazioni a cui era possibile rivolgersi. COOPI è stata scelta proprio a caso, credo sia stato davvero il destino a farci iniziare questo importante cammino con voi!
In quanti siete ad aver adottato a distanza?
Siamo 24 colleghi dell'Ikea di Porta di Roma. Insieme abbiamo adottato 2 bambine, Merline e Niakoulina. Merline ha 7 anni ed è una danzatrice, ama tantissimo ballare. Vive con sua nonna perché ha perso la mamma. I genitori di Niakoulina si sono separati e nonostante lei sia molto affezionata alla mamma, abita con il papà nella casa del nonno senza acqua corrente e senza luce. Grazie al nostro impegno, riceve sostegno scolastico e assistenza psicologica.
Come gestite lo scambio di informazioni con le vostre bambine?
Ogni volta che ricevo gli aggiornamenti da COOPI li pubblico in bacheca in modo che siano disponibili per tutti. Il mio collega responsabile della comunicazione fa girare le informazioni sul nostro sistema di posta elettronica interna e ha fatto un bel cartellone con le fotografie delle bimbe che ha appeso in bacheca. Stiamo anche preparando un articolo da pubblicare sul nostro giornalino interno, con la speranza che anche le altri sedi Ikea di tutta Italia vengano a conoscenza dell'iniziativa e possano "imitare"!
Per i messaggi da inviare alle bambine abbiamo trovato una ragazza che parla bene francese e che può scrivere i testi. Ultimamente abbiamo inviato anche alcune fotografie del gruppo, per far sapere loro chi siamo, per farci conoscere!
Che cosa significa per voi adottare un bambino a distanza?
Per quanto mi riguarda il mio ruolo di mamma ha un forte peso. L'amore di una mamma non ha confini e sapere dell'esistenza di bambini sofferenti e bisognosi ogni volta mi commuove. Per questo ho voluto fare qualcosa per loro nel mio piccolo. C'č stata poi un'altra motivazione molto forte: quella di insegnare ai miei figli, che hanno 5 e 6 anni, che al mondo esistono realtà meno fortunate della nostra, bambini che non hanno i genitori o che non possono possedere tutto quello che hanno loro. Ho voluto appendere le fotografie dei 3 bambini che abbiamo adottato nella loro stanza perché davvero facessero parte della famiglia.
L'adozione a distanza, quindi, può avere anche un ruolo educativo per i nostri bambini?
Credo proprio di sì, infatti il messaggio che ho voluto dare è arrivato! Mia figlia quest'anno va in prima elementare e la maestra ha iniziato a spiegarle gli insiemi. Quando le è stato chiesto di disegnare l'insieme della sua famiglia lei non ha disegnato un insieme di 4 persone ma di 7, includendo quindi anche i 3 fratellini adottati a distanza!
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E ora la parola a Mimma I., portavoce degli amici siciliani che hanno adottato a distanza 7 bambini:
Come è composto il vostro gruppo?
Siamo 35 persone: tutte amiche e conoscenti. Si è trattato di una mia iniziativa: l'anno scorso dopo aver visto la trasmissione Amore di Raffaella Carrà, ho parlato dell'idea di adottare un bambino a distanza a due o tre amiche; mi hanno risposto con entusiasmo e da lì è partito tutto. Oggi, attraverso passaparola tra amici e vicini di casa, il nostro gruppo è formato da 35 persone: ogni tanto ricevo telefonate di amici di amici che vogliono unirsi a noi e ogni 5 persone nuove adottiamo un bambino in più.
Quindi avete 7 bambini! Sono tutti dello stesso paese?
Sì, ho scelto io il paese che mi sembrava più disagiato tra quelli descritti nella documentazione che mi ha mandato COOPI: la Repubblica Centrafricana. Abbiamo iniziato con due bambini, dopo pochi mesi, poiché il nostro gruppo era aumentato, ne abbiamo adottati a distanza altri 2 e cosė via, fino ad arrivare a 7 bambini. Due sono dell'Etiopia perché i bambini del progetto in Repubblica Centrafricana fortunatamente erano stati tutti adottati.
Come gestite le informazioni che vi arrivano e lo scambio di comunicazioni con i bambini?
Gestisco tutto io: ogni mese mi occupo di raccogliere i soldi, mi reco a casa di amici e raccolgo 5 euro da ciascuno. Tengo tutto scritto su un quaderno ben ordinato in modo da non fare mai mancare la quota a COOPI. Ogni tanto telefono a Luisa, la persona di COOPI alla quale mi rivolgo sempre, e chiedo notizie.
Quando ricevo le lettere del bambino o gli aggiornamenti sul progetto, io, che sono la responsabile, ne tengo l'originale; per gli altri faccio le fotocopie e mi preoccupo di distribuirle a tutti.
Volevano unirsi al gruppo anche persone che abitano un pò distanti, ma poiché mi sarebbe risultato difficile gestire la raccolta dei fondi e lo scambio di informazioni ho dato loro il numero di telefono di COOPI e ciascuno di loro ha adottato un bambino singolarmente.
Cosa si prova a adottare a distanza?
E' una sensazione favolosa, indescrivibile, mi permette di dare "Amore" con la "A" maiuscola.
Quando ricevo gli aggiornamenti con le informazioni sui bambini mi commuovo sempre. Guardo sempre le loro fotografie, soprattutto quella di Jonathan, e ogni volta penso che per loro vorrei fare ancora di più ma mi accontento di dare loro tutto il nostro amore.
Ultimamente abbiamo scritto una lettera a ciascun bambino e abbiamo allegato una cartolina del nostro paese: mi fa sapere che sappiano qualcosa di noi e che la nostra cartolina sia una sorta di strumento per "accorciare le distanze".
7 novembre 2007
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Nel Sud del mondo 150 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, 6000 ogni giorno contraggono l'HIV/AIDS, oltre 120 milioni non possono andare a scuola e migliaia sono vittime di sfruttamento o violenze. Questa situazione può cambiare, attraverso l'impegno di ciascuno di noi.
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COOPI ha partecipato alla trasmissione di Raffaella Carrà
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