Essere mamma "nel" e "per il" Sud del mondo
Tra poco, nel mese di maggio, si festeggia la festa della mamma, una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo.
Ufficializzata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1914, come espressione pubblica di amore e gratitudine per tutte le madri e speranza per la pace, la festa si celebra oggi anche in molti Paesi del Sud del mondo: in Africa, come conseguenza della colonizzazione, alcuni Stati istituirono la festa della mamma ispirandosi al concetto britannico della stessa.
Maggio è il mese nel quale molti Stati hanno inserito in calendario la festività. Cambiano dunque le date in cui si festeggia (in Italia quest'anno sarà il 13 maggio), ma soprattutto, a seconda del Paese, muta profondamente la condizione sociale e di salute delle donne, e dei loro bambini.
Nei paesi dell'Africa subsahariana, dove la salute materno-infantile registra i trend più negativi al mondo, il tasso di mortalità neonatale – ossia la probabilità di morire entro i primi 28 giorni di vita su 1.000 bambini nati vivi – è pari a 44 (44 decessi ogni mille nati vivi), contro il 4 dei paesi industrializzati.
Passando alla condizione delle neomamme, sempre nell'Africa subsahariana il tasso di mortalità materna – n. annuo di decessi di donne per cause legate alla gravidanza su 100.000 nati vivi – è di 940, a fronte di 13 decessi nei Paesi industrializzati.
Secondo i dati più recenti di UNICEF e OMS, la percentuale di parti assistiti da personale sanitario specializzato (medici, infermieri, ostetriche) è del 43% nei paesi subsahariani, mentre nei paesi occidentali pressoché tutte le donne ricevono assistenza medica al parto (99%).
Diversi sono i progetti di COOPI nel Sud del mondo a sostegno di donne in gravidanza e giovani mamme. In Bolivia, nel municipio di Tinguipaya, COOPI ha costruito sale parto a fianco degli ospedali ufficiali in cui le donne boliviane e le loro famiglie possono affrontare il parto secondo le regole della tradizione andina, ma con la possibilità di ricorrere all'apparato medico se necessario e con la sicurezza del rispetto delle norme igieniche.
In Sierra Leone, COOPI interviene a fianco delle ragazze vittime di violenze e abusi durante la guerra. Rapite quasi ancora bambine, costrette a fare da "mogli" ai ribelli e ai comandanti dei gruppi armati, in molti casi hanno avuto un bambino da queste violenze. COOPI è impegnata a fornire alle donne anzitutto l'assistenza psicologica e sanitaria necessaria per superare i traumi subiti, e successivamente un sostegno per l'avviamento al lavoro. Molti bambini di queste donne ricevono aiuti grazie ai sostenitori che li hanno adottati a distanza.
In Mozambico, COOPI ha attivato un progetto per la cura delle fistole vescico-vaginali che colpiscono le mamme che partoriscono in età molto giovane, e che sono causa di esclusione sociale e sofferenza fisica e psicologica.
Dal 2006 sono stati attivati i progetti di Adozione a distanza per aiutare i bambini dell'Uganda, della Sierra Leone, del Senegal, della Repubblica Centrafricana, dell'Etiopia e del Perù. Gli interventi sostengono anche le loro mamme, le loro famiglie nel crescerli nella loro comunità, nella loro terra o di dare loro un futuro quando non possono più contare sulle loro madri, perché orfani o allontanati, volontariamente o forzatamente, dal loro nucleo familiare.
Un elemento fondamentale nel sostegno alle donne del sud del mondo è rappresentato da tutte le persone che ci hanno affiancato nei progetti, attraverso donazioni e adozioni a distanza.
Se non sei ancora passato all'azione, con l'adozione a distanza puoi sostenere la crescita di un bambino di strada in Repubblica Centrafricana ospitato nelle strutture con le quali COOPI collabora, oppure dei bambini peruviani dell'Hogar El Nino Emanuel, casa alloggio nata per accogliere e aiutare bambini senza famiglia o in stato d'abbandono, spesso vittime di violenza familiare.
25 aprile 2007
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Nel Sud del mondo 150 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, 6000 ogni giorno contraggono l'HIV/AIDS, oltre 120 milioni non possono andare a scuola e migliaia sono vittime di sfruttamento o violenze. Questa situazione può cambiare, attraverso l'impegno di ciascuno di noi.
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COOPI ha partecipato alla trasmissione di Raffaella Carrà
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