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Dal diario di Emanuele in Repubblica Centrafricana



Arrivato in Repubblica Centrafricana il 4 marzo, Emanuele Zucchini, volontario COOPI, ci scrive per raccontarci le sue impressioni dopo una prima visita ai diversi progetti di adozione a distanza che COOPI porta avanti nel Paese.

Emanuele si è recato al centro St. Joseph de Turin, che accoglie i bambini in difficoltà del quartiere, offrendo loro un'alternativa alla strada; ha visitato il Chram, l'unico centro di riabilitazione per i portatori di handicap, che si occupa anche di garantire una formazione scolastica e professionale ai ragazzi e infine si è recato alla scuola Les Flottants, dove si è occupato della distribuzione di generi alimentari ai bambini adottati a distanza.

8 marzo - visita al St. Joseph de Turin
Questo pomeriggio siamo partiti alla volta del St. Joseph de Turin, il centro che accoglie i bambini più in difficoltà del quartiere, affinché potessi conoscere la struttura e passare un pò di tempo con i ragazzini.
Sono così entrato subito in contatto con la realtà di questo Paese: per i bambini il Centro è una struttura che permette loro di evadere dalla realtà dura e cruda della strada dove il più grande vince sul più piccolo, un luogo dove possono passare il loro tempo libero e stare in compagnia dei loro amici al riparo dai rischi della strada.
Siamo stati accolti da grida di bambini che ancor prima che la nostra jeep entrasse nel cortile hanno iniziato ad urlare per la felicità di vederci arrivare. Dopo i primi saluti, una stretta di mano con tutti, qualche "ça va", abbiamo iniziato ad organizzare qualche gioco e siamo rimasti con loro per un paio di ore. Le suore che gestiscono il Centro fondano il loro intervento sull'idea che è attraverso la semplicità del gioco che i bambini possono apprendere regole sociali importanti come il rispetto, l'amicizia, la non-violenza, che purtroppo vengono meno quando si cresce in contesti difficili in cui la forza e la violenza la fanno da padroni e il più grande picchia il più piccolo innescando un meccanismo infinito.
Da quanto ho potuto osservare in quelle poche ore, il centro è un punto di riferimento per tutto il quartiere. I mezzi e i fondi a disposizione delle suore sono pochi, ma la vera arma vincente sono la forza di volontà e la speranza delle persone che lo frequentano.
I bambini che ho visto hanno negli occhi ancora l'innocenza della loro età, la voglia di divertirsi, di giocare e di stare insieme e credo che sia proprio mantenendo questi valori che si possa sperare per loro un futuro diverso da quello che da sempre si trovano a vivere.


10 marzo - visita al CHRAM
Sono stato al CHRAM per la distribuzione mensile delle razioni alimentari; è stata la prima volta che sono entrato in un ospedale in Africa. Il CHRAM, infatti, (non me lo aspettavo) è un centro ospedaliero a tutti gli effetti: persone in coda in attesa delle visite, bambini inclusi; pazienti che seguono cure di riabilitazione e chi, invece, stremato, attende con tanta speranza la fine della sofferenza. Qui la vita vale davvero un niente, basta ammalarsi per essere abbandonato; perché in una terra dura come quella d'Africa, non c'è spazio per chi non riesce a produrre o a portare cibo, diventa spesso solo un peso per la famiglia. E come il traghettatore di Dante aspettava le sue anime, anche le persone che entrano al CHRAM attendono di salire sul suo vascello, perché i pochi mezzi a disposizione non permettono a tutti di poter essere curati e, in Africa, quando ci si ammala difficilmente si hanno speranze. Ma gli operatori del CHRAM lottano proprio contro questa realtà, cercano di dare una possibilità a tutti, grandi e bambini, ai quali il destino ha riservato ben altro.

11 marzo - visita alla scuola Les Flottans
Oggi pomeriggio siamo partiti per andare alla scuola Les Flottans, alla periferia di Bangui, per distribuire le razioni alimentari per i bimbi e per le loro famiglie. Una volta al mese, infatti, si va là per portare un pò di cibo da integrare con quello che le finanze della famiglia permettono di acquistare. In questo modo cerchiamo di combattere i gravi problemi di malnutrizione di cui soffrono un pò tutti da queste parti, soprattutto i più piccoli, ancora improduttivi all'interno dell'economia familiare.
Per questo motivo, il giorno della distribuzione si trasforma in una festa per chi non ha un'alimentazione costante e giornaliera.
Da lontano veniamo avvistati dai primi bimbi, che iniziano a rincorrere la jeep con grandi schiamazzi di richiamo per gli altri. In pochi secondi altri bambini spuntano un pò ovunque e un veloce passaparola diffonde la notizia del nostro arrivo in tutto il quartiere.
Entrati nella scuola veniamo accolti da un comitato di bambini che, sorridenti, ci salutano e si posizionano subito, pronti a ricevere la propria razione. Entriamo in una classe dove scarichiamo gli alimenti e creiamo il nostro centro di distribuzione. In pochi secondi l'aula si riempie e inizia una graduale confusione che terminerà soltanto a fine distribuzione. I bambini attendono di essere chiamati per il loro turno; i più piccoli, un pò titubanti e timidi, guardano da dietro le gambe dei più grandi e cercano di capire le procedure per non fare brutte figure quando tocca a loro; i più grandi si fanno promotori per snellire le code e aiutare i piccoli. La mia presenza crea anche un pò di scompiglio tra i più piccoli, che da lontano mi guardano curiosi.
Uno alla volta li chiamiamo tutti; i bambini si presentano da Natacha, firmano la ricevuta di ritiro della razione e vanno da Mahamat a prendere il loro pacco.
La procedura di firma rende i bambini responsabili e consapevoli di quello che fanno, insegnando i loro diritti e i loro doveri, in un paese dove troppo spesso predomina la legge del più forte. Intanto il tempo si fa grigio e un forte vento si alza, richiamando ancora altri bimbi nella classe.
Lentamente la coda scorre e poco alla volta i piccoli lasciano la scuola. Anche noi rientriamo alla base; con la jeep vuota ma carichi della soddisfazione di aver regalato qualche speranza a chi ormai l'aveva lasciata da parte. Sulla strada del ritorno incrociamo i bambini che, sotto la pioggia, tornano lentamente verso le loro case con i sacchi pieni.




28 marzo 2008


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