L'ONU per le persone con disabilità: anche tu puoi fare qualcosa
Il 30 marzo a New York verrà sottoscritta la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, già adottata dall'assemblea generale dell'ONU il 13 dicembre scorso. In Italia, e in particolare a Milano, si è già tenuto lunedì scorso un convegno promosso dal Ministero della Solidarietà Sociale e dalla Provincia di Milano, per fare il punto sulla situazione nazionale in vista della ratifica della Convenzione ONU. Finalmente, dopo cinque anni di impegno e lavoro da parte delle rappresentanze dei governi e delle associazioni di categoria di tutto il mondo, la convenzione verrà aperta alla firma degli Stati, presso la sede dell'ONU.
La sigla della Convenzione ONU è di vitale importanza affinchè le istituzioni sopranazionali, i governi e le loro Agenzie per lo sviluppo, la Banca Mondiale e altre istituzioni economiche internazionali, e di riflesso le agenzie internazionali private ed i donatori in genere, incrementino i fondi destinati alle persone con disabilità, sostenendo in maniera prioritaria progetti ed azioni indirizzati a loro.
I numeri nel mondo
La condizione di disabilità è causa ed effetto di povertà, poiché i diversamente abili sono soggetti a discriminazioni e a mancanza di pari opportunità che limitano la partecipazione sociale e violano ogni giorno i loro diritti umani. La visione negativa che la società trasferisce sulle persone con disabilità produce un fortissimo stigma sociale che ha conseguenze in tutti i campi della vita, economica, culturale, politica e sociale.
Sul pianeta le persone con disabilità sono circa 650.000.000, di cui l'82% vive in paesi del Sud del mondo. Il 98% delle persone con disabilità che vive in questi paesi non ha accesso a servizi riabilitativi e ad appropriati servizi di base, più dell'85% non ha un impiego, mentre il 98% dei minori con disabilità non accede a un'educazione formale.
Cosa puoi fare tu in concreto
In occasione di questo importante evento, COOPI rilancia i progetti di ADOZIONE A DISTANZA a favore di bambini disabili che porta avanti in Rep. Centrafricana. In particolare interviene per assicurare ai bambini disabili il diritto alla salute, di accedere quindi alle cure mediche necessarie, e all'istruzione scolastica.
Grazie alla sensibilità di molte persone abbiamo adottato a distanza tutti bimbi disabili del Centro di Dakar, in Senegal, e dei Missionari della Carità di Kampala, in Uganda.
Rimangono ancora 29 bambini del Centro CRHAM (centro di riabilitazione per gli handicappati motori) nella Repubblica Centrafricana, fondato da COOPI nel 1994 in collaborazione con l'Arcidiocesi di Bangui, che ancora oggi è l'unico centro di riabilitazione per disabili motori presente nel Paese. Oltre alle cure mediche, ai bambini viene assicurata un'istruzione scolastica per i piú piccoli e formazione professionale per i ragazzi.
Riportiamo di seguito la testimonianza di Rina, una nostra sostenitrice, che ha deciso di adottare a distanza un bimbo disabile:
La motivazione che mi ha spinto ad adottare a distanza un bimbo disabile è stata quella di voler dare un contributo concreto a un bambino più vulnerabile tra i vulnerabili, con maggior bisogno di cure e con meno possibilità di trovare un sostenitore a distanza.
Mi è stata affidata una ragazzina del Centro dei Missionari della Povertà di Kampala in Uganda, si chiama Zainabu. Nonostante fossi preparata alle implicazioni della disabilità, quando ho ricevuto la scheda con la storia e la sua foto sono rimasta molto colpita nel constatare la gravità della sua condizione. Ciò però non mi ha sconfortato, ma mi ha anzi confermato che la scelta fatta era importante per me e giusta per lei.
Desidero aiutare Zainabu per molto tempo, per darle la possibilità di migliorare la sua condizione e, per quanto possibile, la qualità della sua vita.
Aspetto con interesse l'aggiornamento che mi invierete a giugno/luglio per conoscere il suo stato di salute e gli eventuali progressi.
Ringrazio COOPI per avermi dato la possibilità di poter fare qualcosa di concreto, per una persona lontana, che diversamente non avrei potuto aiutare.
28 marzo 2007
