30 al fianco di COOPI e ora sostengo a distanza Sam
Adriana L. racconta la sua esperienza
Adriana Lonardi è una delle donatrici più fedeli di COOPI.
Ci ha conosciuti nel 1980 e da allora non ha mai smesso di sostenere le nostre attività, prima attivamente come cooperante in Benin, poi come socia, come donatrice e infine come promotrice dei diritti dei bambini.
È stata fra i primi ad aderire al sostegno a distanza e oggi aiuta la piccola Sam, in Sierra Leone. Crede nel sostegno a distanza perché è uno strumento per dare un'opportunità ai bambini nella loro terra di origine, permettendo loro di rimanere a contatto con la loro cultura e le loro tradizioni.
Poche settimane fa, in occasione di un incontro a Genova, ci ha raccontato la sua storia:
Fin da bambina ho avuto il chiodo fisso di andare in Africa e fu per questo che studiai per diventare infermiera. Dopo aver cercato invano di contattare associazioni veronesi, mi è stata indicata COOPI, e ho realizzato il mio desiderio.
La condizione per partire era quella di seguire un corso di tre mesi a Milano, presso la cascina di COOPI, dove ho conosciuto Padre Barbieri: una persona davvero appassionata e carismatica. Ho vissuto lì con un'altra ventina di cooperanti: al mattino lavoravamo (io assistevo un'anziana signora, altri facevano i volontari in ospedale e così via) e al pomeriggio seguivamo corsi sulla cooperazione, sulla storia del paese in cui dovevamo andare, sulla lingua che avremmo dovuto parlare ecc.
Poi, finalmente, con altri 3 colleghi, sono partita per Tangueta, a nord del Benin, 700 km dalla capitale percorsi su strade non asfaltate in oltre 12 ore di viaggio.
L'esperienza è stata travolgente: sono stata a stretto contatto con la popolazione. Ho lavorato nella piccola sala operatoria dell'ospedale del paese e mi recavo nei vari villaggi sperduti per assistere la popolazione che aveva bisogno di cure.
Sono stata in Benin 2 anni ed è lì che ho conosciuto anche mio marito, arrivato più tardi per sostituire i due medici che erano partiti con me.
Dopo pochi mesi avevamo già deciso di sposarci per poi tornare a lavorare insieme a Tangueta.
Mio marito, però, non ha mai voluto fare il corso di formazione di tre mesi a COOPI e così abbiamo fatto esperienze con altre associazioni. Poi, abbiamo avuto 4 figli che ci hanno tenuto lontani dalla cooperazione per almeno una decina di anni. Ma il nostro rapporto con Padre Barbieri non si è mai interrotto: una cena o un pranzo sono sempre stati l'occasione per vederci almeno una volta all'anno.
Ora sono diventata socia di COOPI e partecipo a tutte le riunioni dell'associazione, così che i contatti sono diventati sempre più assidui.
Con COOPI sostengo anche una bambina a distanza: dopo aver conosciuto personalmente il paese e la popolazione, sono convinta che è bene che i bambini vengano aiutati nel paese in cui vivono, in mezzo alla loro gente, alle loro tradizioni. Per questo credo che il sostegno a distanza sia uno strumento davvero valido per garantire una vita dignitosa a un bambino e per questo invito tutti a fare questa scelta.


